LA BUFALA DEL SINDACO PISAPIA CHE ORDINA DI INSEGNARE IL CORANO NELLE SCUOLE

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mattino-milano-pisapia-scuola-corano-memoria-bufala-piccoloLA BUFALA DEL SINDACO PISAPIA CHE ORDINA DI INSEGNARE IL CORANO A MEMORIA NELLE SCUOLE PUBBLICHE MILANESI E CHE PROMETTE “PIÙ ISLAM PER TUTTI”

Il 30 ottobre 2013 il Mattinonline pubblica la notizia che il sindaco di Milano Pisapia avrebbe ordinato di insegnare il Corano a memoria nelle scuole pubbliche milanesi, promettendo “più Islam per tutti” come indicato nella locandina.

Il titolo e la foto sono una bufala e l’articolo é pretestuoso e disinformativo.

Questa volta, mi sono risparmiato il lavoro, grazie al bell’articolo su Magazine.it del giornalista Alberto Battaglia. L’articolo si intitola  “CORANO NELLE SCUOLE MILANESI? SOLO UNA BUFALA” e prende di mira espressamente il Mattinonline della Lega dei Ticinesi. Ecco di seguito l’articolo di Magazine.it per intero:

«Pisapia promette più islam per tutti»? Sui social network gira da qualche giorno questa fantasiosa notizia secondo cui il sindaco di Milano sarebbe il promotore dell’insegnamento del Corano nelle scuole della città. In effetti l’insegnamento dell’arabo in una scuola è stato oggetto di tensioni all’interno del Consiglio di zona 9, ma occorre essere precisi per non fraintendere quella che sembra l’ennesima battaglia strumentale sull’argomento. Per avere risposte più precise abbiamo raggiunto personalmente il promotore di questa iniziativa, il presidente della cooperativa Diapason Paolo Cattaneo.

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Mattinonline del 30.10.2013

Il caso è scoppiato il 24 Ottobre, quando una delibera del Consiglio di zona assegnava gratuitamente alla cooperativa Diapason due aule della scuola media in via Asturie; lo scopo: ospitare corsi di arabo per una ventina di bambini di origine egiziana. E solo in un secondo momento spuntava fuori, traducendo alcuni volantini in lingua, che il corso avrebbe incluso l’insegnamento di alcuni brani del Corano a memoria. Il fatto che questo aspetto non comparisse nella richiesta ufficiale della cooperativa ha scatenato diverse polemiche da parte degli esponenti della Lega e del Pdl, insinuando il sospetto che dietro questa omissione si celasse una certa malafede da parte della Diapason. Gabriele Legramandi, consigliere di zona Pdl, si esprime in questi termini sulla faccenda: «Nessuno è contro la libertà di culto, ma assegnare aule di una scuola pubblica a spese del comune, dicendo che si svolgeranno “lezioni di lingua araba”, per poi ammettere all’ultimo che all’interno si insegnerà a memoria il Corano ai bambini di 4 anni è scorrettezza e ipocrisia ideologica». A questo si aggiungono poi le polemiche per il riscaldamento delle due aule, che sarà a carico pubblico.

Il vero tema sollevato da situazioni come questa, oltreché le questioni su chi paga e per cosa, sono le conseguenze sociali che possono derivare dall’insegnamento di una lingua portatrice di una cultura così diversa da quella italiana. Le domande più da porre al presidente della Diapason sono: insegnare l’arabo ai bambini aiuta la loro integrazione nella nostra società? È giusto che il Comune favorisca questa proposta? «Sono dubbi che sorgono inutilmente se non si conosce appieno la ragione per cui questi corsi sono nati». Cattaneo delinea come, in seguito alla nascita del loro primo doposcuola nato nel 1998 in via Ponale 66, si siano poi aggiunti via via corsi richiesti dal crescente numero d’immigrati presenti nel quartiere. Dapprima corsi d’italiano, poi corsi e laboratori di sartoria e, da quattro anni a questa parte, un corso di arabo richiesto dalle famiglie per la trasmissione della cultura d’origine ai loro figli; il tutto a cura di volontari. Alla Diapason sono convinti che questo possa aiutare i ragazzi ad esprimersi meglio in famiglia e a imparare meglio anche lingue diverse da quella madre. Ma non solo: il corso è anche una preparazione per l’esame d’idoneità che il consolato egiziano tiene ogni 10 aprile per attestare il raggiungimento di un determinato anno di scuola elementare. «Dato che in tempi di crisi l’ipotesi di un rimpatrio non è mai così improbabile per una famiglia d’immigrati il riconoscimento del consolato serve a non perdere gli anni di scuola svolti in Italia». Quelle prove di matematica, geometria, storia e geografia vengono sostenute – com’è ovvio – nella lingua in uso in Egitto, ossia in arabo. In questi quattro anni il corso della Diapason ha moltiplicato le iscrizioni ed è per questo che è stata avanzata la richiesta di uno spazio più ampio. Una scuola è una scelta opportuna? «Per noi le scuole dovrebbero essere sempre aperte, è uno spreco avere un edificio che alle quattro chiude e resta inutilizzato».

Ora, l’ingresso dell’arabo in uno spazio pubblico potrebbe anche suonare come un’intrusione o come un potenziale laboratorio a scopi fanatisti, ma è proprio difficile immaginare che i genitori che tengono queste lezioni possano avere fini più o meno eversivi. Piuttosto, perché nascondere che i corsi includevano anche degli insegnamenti del Corano? «L’aspetto in sé ricopre un ruolo marginale, come la religione cattolica nella scuola italiana, io non vedrei in modo così scandaloso il fatto d’insegnare l’arabo anche mediante il loro testo sacro». Cattaneo ammette che l’omissione nella prima richiesta presentata al Comune è stata una leggerezza della quale immediatamente s’è scusato; è infatti vero, inoltre, che nella delibera del consiglio di zona è stata successivamente inserita e riapprovata la lista completa degli insegnamenti del corso.

La “notizia” che gira sui social network, però, racconta una storia diversa e fatta di particolari inventati di sana pianta, perché Pisapia non ha mai detto niente, perché le lezioni non rientrano nei programmi scolastici, né di una né tantomeno di tutte le scuole di Milano. Un corso gratuito che unisce i figli ai genitori neanche dovrebbe fare notizia, se qualcuno non avesse sfruttato iniziative come questa per rinfocolare, con ben poca nobiltà, l’intolleranza religiosa. E quella sì, fa molto male all’integrazione.

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