LA BUFALA DELLA LEGGE IN AFGHANISTAN CHE PERMETTERÀ DI PICCHIARE LE MOGLI

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mattino-afganistan-legge-permette-picchiare-mogli-e-figli-bufalaLA BUFALA DELLA NUOVA LEGGE AFGANA CHE PERMETTEREBBE DI PICCHIARE LE MOGLI, LE FIGLIE E LE SORELLE SENZA RISCHIARE LA PRIGIONE

 

Il 14 febbraio 2014, il Mattinonline della Lega dei ticinesi pubblica un articolo dal titolo: “Afghanistan: una legge permette agli uomini di picchiare mogli, bambine e sorelle”
Nell’articolo si sostiene che le vittime vengono condannate al silenzio e alla sofferenza perché secondo la nuova legge non possono testimoniare contro i loro parenti in tribunale.

In realtà il titolo è una bufala e il testo dell’articolo è falsificato e contiene diverse imprecisioni.

Mattionline del 14.02.2014
Mattionline del 14.02.2014

Per prima cosa, anche se il Mattinonline sostiene che l’articolo è del Corriere della Sera, in realtà è un blog personale del 6 febbraio della giornalista Monica Ricci Sargentini nella categoria “opinioni” sulla pagina web del “Corriere della Sera”, dunque non è nemmeno stato pubblicato sul “Corriere della Sera” (come potete verificare qui: http://lepersoneeladignita.corriere.it/2014/02/06/afghanistan-una-legge-permettera-ai-mariti-di-picchiare-le-mogli/)

Per seconda cosa, la vera fonte della denuncia arriva dalla associazione per i diritti umani “Human Rights Watch” e la si può trovare qui: http://www.hrw.org/news/2014/02/04/afghanistan-reject-new-law-protecting-abusers-women

Come potete notare dalla denuncia di Human Rights Watch, la Camera Bassa afgana vorrebbe inserire nel Codice Penale Afgano, all’articolo 26, un sottoarticolo che dice: “i parenti stretti dell’imputato non possono essere interrogati come testimoni”. Gli altri divieti si basano con i bambini, i medici (segreto medico-paziente) e gli avvocati (segreto avvocato-cliente)

Human Rights Watch aveva già richiesto in precedenza alla Camera Alta del Parlamento afgano che il linguaggio della legge fosse modificato e infatti la Camera Alta aveva proposto lo stesso linguaggio utlizzato nei codici penali occidentali, cioè con “i parenti stretti dell’imputato non possono essere obbligati a venire interrogati come testimoni”. Questa procedura è adottata da quasi tutti i paesi occidentali, come la Svizzera, l’Italia e gli USA, dove si dubita della totale imparzialità nel dare la testimonianza quando i parenti dell’imputato sono molto stretti. Ecco per esempio l’articolo 199 del codice procedurale penale italiano su “La facoltà di astensione dal testimoniare dei prossimi congiunti e sue modalità di esercizio”: http://www.diritto.it/materiali/processuale_penale/esposito.html

Purtroppo una commissione parlamentare congiunta aveva deciso per la legge più inclusiva, dunque la prima versione è diventata quella finale, che adesso aspetta solo di essere rigettata dal Presidente afgano Karzai con il suo veto oppure di entrare in vigore.

Bisogna notare una questione importante: il sottoarticolo non vieta alla vittima di testimoniare in tribunale (per esempio la donna che subisce violenza), ma vieta ai parenti stretti dell’imputato di testimoniare (per esempio il fratello del marito violento).

Per fortuna Human Rights Watch conosce bene la realtà afgana, dove in alcune zone rurali capita che gli unici testimoni di una aggressione domestica possono essere solo i parenti dell’imputato e per questo motivo denuncia il divieto di avere testimonianze aggiuntive fatte dai testimoni imparentati con l’imputato.

Questo articolo procedurale penale é controverso e comunque é in contrasto con le leggi islamiche, visto che nel Corano é obbligo testimoniare la verità anche contro i parenti stretti, come si legge dal versetto 135 nel 4° capitolo del Corano: “O voi che credete, attenetevi alla giustizia e rendete testimonianza innanzi ad Allah, foss’anche contro voi stessi, i vostri genitori o i vostri parenti, si tratti di ricchi o di poveri! Allah è più vicino [di voi] agli uni e agli altri. Non abbandonatevi alle passioni, sì che possiate essere giusti. Se vi destreggerete o vi disinteresserete, ebbene Allah è ben informato di quello che fate.” (Corano, 4:135)

Proprio il consigliere nazionale ticinese Fabio Regazzi aveva proposto di modificare il codice di procedura penale svizzero e rendere obbligatoria la testimonianza anche dei parenti stretti nel caso di abusi su bambini terzi, avvicinandosi proprio a ciò che raccomanda l’Islam, ma il Consiglio federale ha scelto di restare con la possibilità per i parenti di non testimoniare contro l’imputato: http://www.parlament.ch/i/suche/pagine/geschaefte.aspx?gesch_id=20124068

Personalmente anche io mi associo alla richiesta di Human Rights Watch di permettere anche ai parenti dell’imputato di testimoniare, anzi, bisognerebbe forse obbligarli a testimoniare seguendo semplicemente le loro regole islamiche.

Anche se la denuncia di Human Rights Watch è legittima nella difesa delle donne, il problema di questa legge è nel contrastare altri crimini, soprattutto nel Narcotraffico (secondo un’avvocato di Kabul, Kimberley Motley), dove sono spesso affari di famiglia. Possiamo dunque sospettare che in un paese come l’Afghanistan, divenuto il principale produttore di eroina e il paese più corrotto al mondo, ci potrebbe essere stato un tentativo di proteggere i narcotrafficanti dalla testimonianza scomoda dei loro parenti stretti.

Purtroppo, leggendo i commenti dei lettori sul mattinonline e sulla loro pagina facebook, sono tutti convinti che questa nuova legge sia una pratica islamica e un trucco afgano per ritornare alla sharia con la violenza sulle donne. Qualche fesso sfidava pure la nostra pagina anti-bufale a fare un articolo sull’argomento (adesso è stato accontentato!).

In conclusione:
Il Mattinonline ci vuol vendere la storia che il Parlamento afgano ha votato una legge che permette agli uomini di picchiare le mogli, le bambine e le sorelle.
Il mattinonline ci vuol far credere che i fondamentalisti islamici spingono ad attuare questa legge per ritornare al periodo talebano dove vigeva la Sharia.
In realtà in Afghanistan è stata votata una legge anti-islamica e dal linguaggio ambiguo, simile alle leggi occidentali ma non identica, dando divieto di testimonianza al parente stretto dell’imputato, ma non contemplando cosa succede quando sono gli unici testimoni possibili oltre alla vittima (nel caso di violenza domestica, ma soprattutto di narcotraffico) .

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